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[ pagine ad alta accessibilità ] [ visualizzazione standard ] [ stampa la pagina ] [ sei in Teoria Rivelazione Gas ] [ Back ]I sensori catalitici vengono utilizzati principalmente per la
rilevazione di gas esplosivi, sia in strumenti fissi che
portatili. Si dividono in due grandi categorie:
Tipo K utilizzato per la rilevazione di basse
concentrazioni di gas Metano o GPL, trovano applicazione
principalmente in ambienti civili.
Tipo Pellistor utilizzato per la rilevazione di Metano,
GPL e altri gas quali l’Idrogeno e l’Acetilene.
Possono rilevare concentrazioni massime del 100% del L.I.E.,
pertanto trovano applicazione principalmente in ambiente
industriale.
Il principio di funzionamento del sensore catalitico è
quello dell’elettrocatalisi; un sottile filamento di
platino, per effetto della corrente che lo percorre, viene
riscaldato fino a raggiungere una temperatura di 550°C.
A contatto con una miscela aria-gas provoca l’ossidazione
dei corpi combustibili presenti e aumenta la propria temperatura
in funzione della quantità di calore risultante da questo
processo di ossidazione.
L’incremento di temperatura si traduce in un cambiamento di
resistenza elettrica che risulta a sua volta proporzionale alla
concentrazione del gas.
Il segnale elettrico di uscita è in funzione della
temperatura e dell’umidità dell’ambiente in
cui il sensore opera; per evitare di commettere errori nella
misurazione, viene inserito un secondo filamento (insensibile
alla presenza di gas) all’interno del sensore stesso.
Collegando il due filamenti in un circuito a ponte di Wheatstone
si otterrà la compensazione alle variazioni di temperatura
e di umidità ambientale.
Una problematica estremamente complessa, nell’ambito dei
sensori catalitici è costituita da quello effetto che
comunemente viene chiamato Avvelenamento del
Catalizzatore.
È noto che particolari sostanze eventualmente presenti
nell’atmosfera in cui il sensore opera, possono degradare
il catalizzatore e quindi causare una riduzione della
sensibilità.
Gli effetti nocivi di queste sostanze (siliconi, composti
solforici e alogeni) possono essere temporanei o, nel caso
peggiore ma non certo remoto, alterare permanentemente la
sensibilità del sensore.
Nel caso in cui il sensore debba essere posto in
un’atmosfera nociva per il catalizzatore debbono essere
prese delle contromisure sia da parte del Costruttore sia da
parte dell’Installatore.
Un parametro importante di cui occorre tenere conto è la
vita media del sensore.
Nella maggioranza dei casi la degradazione, in genere lenta,
dell’elemento sensibile è dovuta a tre cause
fondamentali:
non sono state rispettate le caratteristiche elettriche specificate dal costruttore, e quindi il filo caldo è stato percorso da una corrente troppo elevata
il sensore è rimasto sottoposto per lunghissimo tempo a concentrazioni estremamente elevate di gas
il sensore ha subito degli shock meccanici che lo hanno danneggiato irreparabilmente
La prima e la terza causa possono essere evitate dal
costruttore con un progetto scrupoloso della parte elettrica e
meccanica, mentre alla seconda causa non si può dare una
soluzione.
Unica soluzione è la sostituzione del sensore al termine
del periodo di vita dichiarato dal costruttore (di norma ogni 4-5
anni)